Caro Zoro, cosa ne pensi del caso Santoro? Secondo te si è piegato a Berlusconi, come dice Repubblica, oppure no? – Circolo Pd Lucio Presta
Per quanto immaginare uno come Santoro facente parte della stessa categoria (e quindi incastonato nelle stesse logiche di mercato) di Bonolis o di Simona Ventura possa far impressione a chi un mese fa circa partecipò da spettatore e da piccolo finanziatore a Raiperunanotte, così è. Sulle cifre spifferate dai media non saprei cosa dire, anche perché intuisco la differenza che può passare tra centomila euro e un milione, meno quella che passerebbe tra un milione e dieci.
Dare un giudizio oggi mi sembra affrettato, almeno fino al momento in cui non si conosceranno i programmi (personali ed eventualmente televisivi) futuri di Santoro. Al momento, di certo, ci sono tre soggetti contenti e uno scontento.
Tra i primi tre c’è la politica che di Anno Zero avrebbe fatto volentieri a meno da tempo, tanto di destra quanto di sinistra, che vede il principale programma d’approfondimento giornalistico televisivo ritirarsi dalla lotta. Altro felice non protagonista, ma sempre presente, è Mediaset, che vede la Rai privarsi di un programma senza rivali. Infine c’è Santoro, che lascia a tasche piene.
L’unico scontento, l’unico che può incazzarsi, come concesso dallo stesso conduttore, è il pubblico che in lui e nel suo programma ha visto, ingenunamente o meno, un opinion leader e un baluardo d’opposizione. E’ a loro che Santoro dovrà offrire qualcosa di uguale o migliore di Anno Zero, qualcosa di altrettanto credibile, efficace qualitativamente e quantitativamente, fastidioso e magari pure dichiaratamente fazioso nonché professionalmente all’altezza. Con tutta la fiducia possibile nei nuovi media, non mi sembra impresa realizzabile nei tempi brevissimi che la gravità del momento richiede.
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Ciao Zoro, cosa ne pensi della riunione di Area Democratica che si è svolta a Cortona? – Circolo Pd Lorenzo Cherubini
Non c’ero, ma dalle cronache lette e dalle immagini viste, la minoranza del partito non mi pare godere di miglior salute della pur affannata maggioranza bersaniana.
Quella che, in quanto minoranza, avrebbe ogni convenienza ad apparire più compatta della maggioranza, ha invece alternato toni critici ma formalmente pacati e costruttivi (Franceschini o Marini) ad accuse nette e pesanti ai limiti dello scissionismo (Castagnetti o Fioroni). Il tutto è avvenuto sotto l’ala del grande ritorno veltroniano, più minaccia che promessa, più vendetta che proposta. L’impressione parziale dedotta da web e giornali è che la minoranza Pd ospiti a sua volta troppe minoranze di se stessa per poter pesare concretamente nel partito al fine di correggerne storture di linea o di forma. Detto ciò, non sarebbe molto coerente da parte della maggioranza bersaniana bollare ogni attività di Area Democratica come “cazzata”, se è vero come è vero che su un’altra minoranza, quella finiana, si sta confidando come grimaldello ultimo per scardinare la roccaforte berlusconiana.
Tra l’altro, essendo il Pd minoranza nel paese, negare le potenzialità costruttive di una minoranza qualsiasi, sarebbe un po’ come negare se stessi.
Ciò che continua ingenuamente a stupirmi tuttavia, non è tanto che ci sia una minoranza che si organizza per stimolare e sterzare l’azione della maggioranza, quanto che da sei mesi ad oggi maggioranza e minoranza nel partito siano rimaste le stesse, identiche, immutabili. Da una parte Veltroni e Franceschini, dall’altra Bersani e D’Alema (con buona pace di Marino che se aveva poco spazio di manovra e visibilità da candidato, difficilmente potrebbe averne ora). Non s’è rimescolato niente o quasi. Nelle dinamiche Pd, l’appartenenza di corrente sembra essere la cosa più coerente.
[Dal riformista, leggi tutto sul blog di diego]













on Mag 2nd, 2011 at 12:01
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on Mag 2nd, 2011 at 12:54
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on Mag 3rd, 2011 at 05:10
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