Caro Zoro, cosa ti rimane della festa di Genova? Chi il più applaudito, chi il meno, quali le parole d’ordine, quali quelle da evitare. – Circolo Pd Genova per “Noi”
Dopolavoro Democratico a parte (lo spazio di dibattito e cazzeggio che ho gestito per tutta la festa), vago a caso nella memoria: l’applauso a Fini sulla sentenza del G8, l’applauso a Marino contro Fini sulla sentenza del G8, gli applausi ripetuti e puntuali ad ogni invocazione all’unità del partito a prescindere da chi la facesse, l’acclamazione per Ezio Mauro, la fatica di Marino a farsi riconoscere tra gli stand della festa, la standing ovation per Veltroni tipica di quando si battono le mani ad una persona in difficoltà cui si vuole bene, la pretesa di Veltroni di rimanere al centro del dibattito politico scrivendo un romanzo con cui farsi scudo nel dibattito politico, il basso e pigro profilo di D’Alema al cospetto di un Tabacci che lo superava a sinistra in proposte e applausi, lo zainetto del mare portato da Rutelli sul palco (si era cambiato il costume alla stazione di servizio precedente Genova), la sala semi vuota per il dibattito tra Schifani e Soro, il grottesco rimbalzo di responsabilità tra Sassoli e Bettini nell’unico dibattito pubblico tra rappresentanti di mozioni avverse, Franceschini volontario tra i tavoli del ristorante cazziato dai volontari veri che non riuscivano più a lavorare, Bersani e Franceschini cazziati dai militanti prima dello spettacolo di Benigni, Vendola che dorme allo spettacolo di Benigni, il vecchio compagno 90enne che teme che i giornalisti strumentalizzino la caciara dell’ultimo giorno, il compagno Gianfranco Fini (omonimo del presidente della Camera), Maria, Romano e Carlo della friggitoria e il loro congresso continuo, con tanto di interventi scritti a mano e declamati a mani unte, tra frisceu e panisse, che facevano tanto bene allo spirito e alla salute, nonostante i fritti.
[Giovedì scorso su Il Riformista; anche sul blog]













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