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Quattordicesima puntata DLD. T’o'o ricordi Walter?

Quattordicesima serata di Dopolavoro Democratico alla Festa di Genova. Qui sotto la puntata integrale ripresa dalle telecamere di YouDem. Compresi nel prezzo il video del giorno prima, e una prima parte con ospite (a sorpresa) Walter Veltroni.

Non c’era Cerami con i suoi cavalieri di Vishnir che hanno allietato la prima serata (slittata) e la contigua festa latino-americana al bar Arci in punta di piattaforma. Non c’era Livia Turco che faceva scena muta e il drappello di mariniani con mojito arrivati in ritardo. Non c’era la coppia Pinotti-Vianello, orfani entrambi del bio-segretario Franceschini. Non c’era Enrico Letta con il sondaggione stravinto da Bersani. Non c’erano Picierno, Telese e Rasetto insieme a Gianfranco Fini – l’omonimo volontario del Pd che ci ha raccontato i drammi della sua omonimia. Non c’era la serata “giovani” (tra virgolette appunto) con Serracchiani, Civati e Orlando. Non c’era Chiamparino, Lanzillotta e Paragone. Non c’era il tesoriere del Pd, né il segretario generale UGL né il direttore di Europa – a parlare di soldi, struttura di partito e di scuola. Non c’era Domenico detto Marco Minniti, Marco Damilano e Maurizio Martina con i giovani democratici catalani in visita di rappresentanza dagli omologhi italici e genovesi. Non c’erano, a parlar di Marino, informazione e soprattutto laicità: Paolo Gentiloni, Ivan Scalfarotto, Vittoria Franco, Enzo Carra e i giornalisti Miguel Mora di El Pais e Andrea Carugati dell’Unità. Non c’erano Damiano e Villa a parlare di lavoro, anti-berlusconismo e Subbuteo. Non c’erano Vai Ermete Realacci, Luigi Angeletti e Enrico Mentana, a parlar di primarie, Unità e dalemismo. Non c’erano Romano e gli altri degli stand a sostituire i politici accorsi da Benigni.

C’era invece – e a sorpresa – Walter Veltroni – a metà del guado tra politica e narrativa, appena sceso dal palco della presentazione del libro Noi con Calabresi, per tutta la prima parte a rispondere a domande varie ed eventuali.

2 Comments on “Quattordicesima puntata DLD. T’o'o ricordi Walter?”

  1. #1 Quattordicesima puntata DLD. T’o’o ricordi Walter? — Facebook Expressions
    on Set 5th, 2009 at 21:10

    [...] Liquida [...]

  2. #2 Daisy
    on Mag 2nd, 2011 at 12:14

    What a joy to find such clear tihnknig. Thanks for posting!

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  • 5 September 2009 at 11:44 Paolo Landi
    Timperi, sirya, zarrillo. Nuovi referenti dell'aristocrazia nera e papalina
  • 5 September 2009 at 11:50 Hal Incandenza
    Oh, nei primi diciotto minuti vince Vartere.
  • 5 September 2009 at 12:02 Hal Incandenza
    A metà, Veltroni ai punti.
  • 5 September 2009 at 12:10 Mae*
    sir, non so cosa abbia visto lei, ma io ho visto un'altra puntata.
  • 5 September 2009 at 12:14 Hal Incandenza
    Mah. Uno straccio di domandina sul "come cazzo abbiamo fatto a perdere un miliardo di voti", un'altra su "allora, com'è 'sta storia che il tuo partito liquido non lo vuole fare più nessuno" - e il gancio per fargli ricordare invece le elezioni vinte su Roma. Ribadisco, per quanto voglia bene e per quanto apprezzi Diego: mah. Non so davvero che puntata avete visto voi.
  • 5 September 2009 at 12:17 Paolo Landi
    però Veltroni esce per lancio della spugna: "s'è fatta 'na certa..." (e se ne va)
  • 5 September 2009 at 12:20 Hal Incandenza
    Io non cercavo nessuna aggressione. Un paio di domande, magari. Poi non sono così cieco da non vedere che Veltroni sbuffa e si rompe i coglioni, per carità. Ma chiedergli conto di quel che fa fatto come segretario, ecco. Boh, mi verrebbe da dire "contenti voi".
  • 5 September 2009 at 12:28 Mae*
    Dico solo una cosa e poi smetto: tu puoi sindacare sulle domande che però è un discorso a parte (anche lì non concordo, ma è un altro discorso per l'appunto, possiamo aprire un altro dibattito), ma al netto delle domande che gli ha effettivamente fatto secondo te veltroni se l'è cavata bene? ma davvero? questa era la mia affermazione. Perché non vorrei che dibattessimo sul quello che avrebbe potuto essere e non su quello che effettivamente è stato.
  • 5 September 2009 at 12:30 Hal Incandenza
    Se l'è cavata bene sì, perché le domande non lo hanno incalzato là dove era bene che venisse incalzato. Invece, così Veltroni risulta quello nobile che si prende tutte le sue responsabilità (domanda: di cosa? Ne vogliamo parlare?), quello che siccome tiene alla salute del partito non dice chi sostiene, quello che a Roma e nel Lazio ha vinto qualsiasi cosa e a più riprese. Che faccio, continuo?
  • 5 September 2009 at 12:32 Mae*
    Se sembra davvero *ancora* quello buono. io mi arrendo, guarda. Lascia perdere. Sarà che io la scena del tanto buono la so a memoria.
  • 5 September 2009 at 12:33 Hal Incandenza
    La sappiamo tutti a memoria. Fargliela recitare ancora, ecco, magari si poteva evitare. Io non ho detto che "Veltroni è buono e bravo". Ho detto che è riuscito a fare quella figura. Mi pare diverso, a naso.
  • 5 September 2009 at 12:34 Paolo Landi
    certo che l'omertà all'interno del PD è a livelli massonici. Si staranno sul culo ma c'è un patto d'onore.
  • 5 September 2009 at 12:35 guia
    allora, la mia dirimente opinione, al netto del culto della personalità prodiego e della character assassination di veltroni, è: avrebbe potuto (d.) spingere di più su alcune cose («partendo dal 22»? da quale 22, scusa?), ma era prevedibile che non l'avrebbe fatto, e il perché se gli va ve lo spiega lui oppure mi passa una retribuzione da portavoce e ve lo illustro io; w. era discretamente tonico, e - siccome non fa il cantante con l'esaurimento al costanzo sciò, ma fa il politico - era previsto che comunque avrebbe detto che lui aveva fatto meraviglie (sergio, tu veramente pensi ci sia nell'iperuranio una domanda televisiva di fronte alla quale w. o chi per lui crolli e dica «cazzo hai ragione sono un incapace ho sfasciato la sinistra da qui a chissà quando»?); dopodiché, appunto, le domande nessuno gliele aveva ancora fatte (il 34, roma, eccetera). poi semmai mi si può dire che questo non va a merito di diego ma a demerito degli altri. a occhio, comunque, se insisteva di più sarebbe semplicemente andato via prima.
  • 5 September 2009 at 12:38 Hal Incandenza
    Guia, se il 34 e Roma le consideriamo Le Domande, allora bon. Non ho altro da aggiungere, mi pare che si commenti tutto benissimo, e dice molto più di noi che di Veltroni (e di Diego).
  • 5 September 2009 at 12:40 Hal Incandenza
    No, in realtà qualcosa da aggiungere c'è: purtroppo, per gli anni che ho, non penso che nell'iperuranio eccetera. Mi chiedo quindi quale sia la nostra aspettativa nei confronti delle interviste a un qualsiasi politico: nessuna? E allora di che cazzo stiamo a parlare, dai.
  • 5 September 2009 at 12:43 guia
    sergio, io ho letto talune dozzine di interviste in cui veltroni rivendicava di aver fatto il 34 e l'intervistatore non diceva mai «scusi, no» (spero che siamo d'accordo che lo 0 virgola nove di tot decine di milioni di elettori non è proprio una nticchia di differenza, sì?); mi è anche capitato di chiedere al cazzullo della situazione perché non gli aveva contestato il dato, e di prendermi sbuffi assortiti; non ho detto che sono LE DOMANDE (che sarebbero quali, «ma che cazzo ti dice il cervello» a parte?), ho detto che non gliele aveva fatte nessuno. e ho aggiunto che questo è un limite di chi l'ha intervistato prima. sono abituata a valutare le cose secondo i parametri della realtà e, se uno fa domande vagamente antipatiche ma sensate che nessuno aveva mai fatto prima all'interlocutore, mi pare un buon risultato, persino al netto del fatto che quell'uno non sia bruno vespa (da intendersi come esempio di uno che potrebbe permettersi molto di più e chiede molto di meno.) poi, certo, in un mondo ideale l'avrebbe fatto...
  • 5 September 2009 at 12:45 Mae*
    Quello che ha detto Guia vale anche per me. Grazie guia.
  • 5 September 2009 at 12:48 Hal Incandenza
    Guia, quelle interviste purtroppo le ho lette anch'io. Mettiamola così: per la stima che ho nei confronti di Diego (ma come cazzo parlo) mi aspettavo davvero qualcosa in più; tu mi dici che mi devo accontentare. Capisco che hai ragione, mi accontento e lascio perdere il fatto che Veltroni sia riuscito a non fare brutta figura, il che mi pare francamente miracoloso.
  • 5 September 2009 at 12:51 Mae*
    [cancellato]
  • 5 September 2009 at 12:55 Hal Incandenza
    Posso dire che la difesa di Zarrillo è stata la parte migliore? Che è riuscito a far passare - e facilmente, porca di quella puttana - noi che continuiamo a rabbrividire al ricordo di Timperi sul palco come dei fottuti snob e che siamo noi quelli che non hanno uno straccio di contatto con il Paese Reale? Read my lips: ci è riuscito. A me è questo che fa tristezza, cazzo.
  • 5 September 2009 at 12:57 Paolo Landi
    io credo che Veltroni sia da prendere a schiaffi perché pensa che dopo tutto quello che è successo lui se ne può tornare e parlare solo del suo discutibile romanzo (almeno fai Salinger, ritirati nelle foreste). ma se voi doveste fargli tre domande serie, che domande gli fareste? (non domande tipo quanto hai preso o perché hai perso. qualcosa di più preciso)
  • 5 September 2009 at 12:58 guia
    paolo: non lo so, ci pensavo all'inizio della discussione. il fatto che l'ultimo per cui mi ero posta questa domanda rispondendomi «boh» fosse bruce springsteen probabilmente dice qualcosa sul crollo della mia qualità della vita.
  • 5 September 2009 at 12:59 Hal Incandenza
    Paolo, appunto. Se sei ancora qui, e sei alla Festa Democratica, e dici a uno di quelli che prende in mano il microfono "siamo qui per parlare di politica", beh: allora parli di politica. Ma sul serio. Siccome non pretendo che lo faccia spontaneamente, bisogna costringerlo a farlo. Sulle domande, credo di aver già dato.
  • 5 September 2009 at 12:59 guia
    vabbè, mo' pretendere che veltroni parli di politica. dai. su.
  • 5 September 2009 at 13:01 Hal Incandenza
    Manfatti, allora davvero chiediamogli solo del libro.
  • 5 September 2009 at 13:04 Paolo Landi
    Si, bisognerebbe chiedergli solo del suo libro. Magari partendo dagli episodi storici che lui cita per stanarlo sul presente. tipo, walter, hai visto il Giappone? Quello di Hiro Hito? Beh, i democratici hanno vinto anche lì.

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