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Dajenight: dall’Amazzonia il saluto di Petrini

dpress “Forse non potrò partecipare di persona, ma sarò con voi in spirito dajista”. Dalla foresta brasiliana, dove a bordo di una piroga sta risalendo il Rio delle Amazzoni, il capo ufficio stampa della Fondazione Daje Belgrado Petrini saluta tutti i partecipanti alla Dajenight di sabato. Petrini si è imbarcato al seguito di una spedizione di antropologi che sta cercando un contatto con uno dei popoli più misteriosi della giungla: i Pidunga. “Questa antica tribù possiede una caratteristica unica al mondo, che già incuriosì Lévi-Strauss”, spiega Petrini. “Nella loro lingua non esistono le parole ’sì’ e ‘no’, ma soltanto elaborate perifrasi, come ’sì ma solo per attivare un processo che possa portare a una riforma organica’ oppure ‘no ma potrei anche astenermi in un’ottica di dialogo e collaborazione”’.

Nel corso della storia questa bizzarria linguistica ha causato non pochi problemi ai Pidunga. Si racconta di sciamani che evocavano gli dei con lunghi e complessi rituali ma poi, quando quelli si manifestavano, non sapevano cosa chiedergli. Gli dei si vendicavano scagliando sulla popolazione ogni sorta di pestilenza e carestia. Un antico re Pidunga sfidò ripetutamente il capo della tribù rivale, i Berlanga, a un “war day”, ma poi lasciò libertà di coscienza ai suoi guerrieri, i quali, poco informati sul merito della disputa, disertarono in massa il campo di battaglia. In seguito i Pidunga convinsero i rivali a firmare il primo accordo di disarmo della storia, mettendo al bando archi e frecce; quando scoprirono che i Berlanga si erano già dotati di bombe e fucili, era troppo tardi. Da allora, sconfitta e ridotta ai minimi termini, la tribù vaga per la foresta, sfuggendo qualsiasi contatto con l’esterno. Per alcuni studiosi, è il segno di una strenua, eroica difesa della propria identità; per altri, semplicemente, i Pidunga non sanno dove andare.

“Al ritorno dalla missione”, conclude Petrini, “conto di capire qualcosa di più sull’atteggiamento del Pd verso il referendum”.

2 Comments on “Dajenight: dall’Amazzonia il saluto di Petrini”

  1. #1 simonetta
    on Apr 17th, 2009 at 22:38

    io conto di capire qualcosa di più sul referendum che mi rimane oggetto ambiguo e misterioso.

  2. #2 Cari amici dajisti e lontani (meno quelli sbranati dai puma) – Fondazione Daje
    on Apr 22nd, 2009 at 07:51

    [...] non posso essere con voi, ma come avrete letto anche sul sito sono impegnato in un viaggio presso la tribù dei Pidunga, nell’Amazzonia. I Pidunga, con i quali ho preso contatto, sono in realtà una tribù [...]

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  • 17 April 2009 at 02:28 Antonella
    alla ricerca dei Pidunga!
  • 17 April 2009 at 02:29 Antonella
    “Questa antica tribù possiede una caratteristica unica al mondo, che già incuriosì Lévi-Strauss”, spiega Petrini. “Nella loro lingua non esistono le parole ’sì’ e ‘no’, ma soltanto elaborate perifrasi, come ’sì ma solo per attivare un processo che possa portare a una riforma organica’ oppure ‘no ma potrei anche astenermi in un’ottica di dialogo e collaborazione”’.
  • 17 April 2009 at 02:35 Mae*
    standing ovation al dajista 313.
  • 17 April 2009 at 02:49 Valentina*
    like.
  • 17 April 2009 at 03:00 miic
    Belgrado si è scordato di raccontare di quando le tribù amazzoniche si allearono per opporsi alla conquista portoghese, e i Pidunga dibatterono a lungo su come partecipare, se unirsi o formare un gruppo distinto ma federato per preservare la propria identità... e sappiamo com'è finita
  • 17 April 2009 at 03:04 Mae*
    dobbiamo farci raccontare tutto da belgrado. voglio sapere tutto dei pidunga.
  • 17 April 2009 at 03:54 Smeerch
    Chissà che le favolette in stile Esopo con protagonista Mr. Belgrado non siano un buon modo per informare l'elettorato del PD. :)

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