[dalla cronaca più o meno a caldo della manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio 2008]
Dopo Grillo la manifestazione aveva già cambiato definitivamente pelle.
E’ lì che s’è infilata Sabina, verso cui nutro passione e ammirazione forse calanti ma arrivate tanto in alto in passato da essere ancora ben superiori alla media. Fosse stato quello di ieri un suo show, forse avrei apprezzato, ma la situazione era diversa, troppo delicata, una nuova prima volta per tutti e invocare diavoli frocioni non è stata una grande idea.
La piazza, diventata pubblico, ha reagito per inerzia, divertita, esasperata e disillusa, ormai curiosa di sapere chi avrebbe sparato per primo un bestemmione, appesa a parole grevi sussurrate da settimane da tanti, urlate dalla Guzzanti, una volta per tutte, con nomi e cognomi, liberatoria per molti.
Rotti gli argini, si è arrivati ad un punto dove valeva tutto, si sarebbe potuto attaccare su tutto, dai torti arbitrali a favore dell’Inter alla crisi del rap italiano, niente sarebbe stato fuori luogo.
Ma una cosa opportuna, più di tante altre, Sabina Guzzanti l’ha detta: bisogna cercare di sentirsi popolo anche quando non si ha idea di chi sia il leader giusto.
Questa frase, più di tutte, mi è rimasta in testa. Sarebbe un peccato perderla per troppa caciara.
LEGGI: Navona non abbandoniamola













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