Caro Zoro, hai visto che stracci che volano nel Pdl? Hai visto che se stanno a scioglie come neve al sole? Hai visto che grande il compagno Fini? – Circolo Pd Un Predellino Per Due
Che volino stracci è evidente, che si stiano sciogliendo come neve al sole già meno, staremo a vedere. Di certo c’è che i tempi del Pdl sono sempre più veloci di quelli del Pd. Ci vantammo molto di aver incasinato e rimescolato il quadro politico con la nascita del Pd e il matrimonio Pd-Margherita costringendo i principali rappresentanti dello schieramento a noi avverso a sposarsi a loro volta in un unico partito. Ciononostante il vantaggio competitivo maturato non si è mai tramutato in vantaggio elettorale e gran parte dell’elettorato, di fatto, non hai mai apprezzato l’intuizione originale quanto i fondatori del Pd.
Quel predellino su cui è stato celebrata l’unione che ci governa, in questi mesi è sembrato impertinentemente più solido di tutti i congressi Pd, poi, dopo insistite e terribili sollecitazioni che minacciavano e rimandavano il cedimento strutturale, nel bel mezzo di un pranzo s’è spezzato.
Non vorrei che anche il trauma della separazione Pdl venisse apprezzato dagli elettori come più rapido, indolore e orgoglioso della lenta agonia che ha accompagnato il saluto di Rutelli.
(numero 87, da il Riformista, il resto sul blog di Diego)
E una settimana dopo…
Caro Zoro, hai visto che frizzi e che lazzi, che sveglie e che schiaffi, che pizze da pazzi che si sono tirati Berlusconi e Fini? Ti sei divertito vero? E adesso? Che ne sarà di noi? – Circolo Pd Sotto Bocchino
Viste le immagini, a causa di quella tanto indubbia quanto inammissibile e difficilmente inaccettabile soggezione culturale che spinge buona parte di chi vota e pensa a sinistra verso l’impotente rassegnazione, mi sono detto: “quanto sono bravi questi”. Immediatamente, come tutti, ho pensato a D’Alema e Veltroni, ma anche a Rutelli e Bersani, o a Prodi e Veltroni, via via fino a La Torre e Franceschini, fino a Binetti e Marino, e perché non Civati e Serracchiani. Uno scazzo pubblico e onesto, nazionale, popolare e quindi a favor di telecamera, palese e manifesto, sfrondato di dietrologie e retroscenismi, chiaro, piatto, semplice, comprensibile, mimica facciale e gestualità da bar incluse. Quanto ci avrebbe fatto bene? Veltroni che parla e D’Alema che molla l’origami e con l’indice puntato gli inveisce contro, o viceversa. Quanto sarebbe stato liberatorio per tutti, protagonisti per primi? Invece niente, tutte le fortune a loro, anche quando non ne hanno bisogno. Giovedì ho improvvisamente avuto la sensazione che anche stavolta ci abbiano fregato, che, come titola il Manifesto, per estremo paradosso della comunicazione, il Partito più democratico di tutti, quello che fa del dissenso interno un evento mediatico degno di dibattito alla macchinetta del caffè o dal parrucchiere, risulti essere il Pdl.
Però lo so, di pessimismo si può morire, e quindi ottimisticamente tifo affinché il compagno Fini incastri permanentemente il suo manganello tra le ruote della macchina col predellino scaraventando il Pdl fuori strada. Ci spero, ovvio.
Tifo per la crisi di governo, per la caduta di Silvio, per l’esplosione di Granata, per un Pdl sotto Bocchino. Tifo per tutto questo, come se tutto questo sia sufficiente a far tornare la sinistra al governo. Che la soddisfazione del mio tifo possa portare un leghista alla Presidenza del Consiglio, Berlusconi al Quirinale e Fini a capo dell’opposizione, è solo uno dei tanti possibili effetti collaterali. Forse, al momento, il più probabile.
(numero 88, da il Riformista, il resto sul blog di Diego)