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Pd alle Grandi Manovre

Ciao Diego, che te ne è parso del faccia a faccia tra Tremonti e Bersani ad Anno Zero? E di quello tra Tremonti e Morando a Ballarò? Io Tremonti non lo reggo però ho paura che riesca ad intortarla agli Italiani anche stavolta.Circolo Pd Alle Grandi Manovre

Tremonti è insopportabile, da sempre, al punto da rendere dubbio ai profani di materie economiche come me se i suoi meriti professionali finiscano laddove la sua ingiustificata strafottenza inizia. Tuttavia, se stiamo come stiamo (più con le pezze al culo della media, e se non ci fosse la Grecia staremmo con le pezze al culo più di tutti), non c’è bisogno di un master per nutrire dubbi sulla fondatezza delle troppe certezze variabili di Tremonti.
L’impressione è che al momento, per fronteggiare dialetticamente Tremonti nel momento in cui chiede ulteriori e schizofrenici sacrifici a chi non ha quasi più niente da sacrificare, può bastare davvero tenere la barra dritta, e Bersani ad Anno Zero per buona parte del confronto l’ha fatto. Non è tuttavia un caso se il ministro ha avuto discreto gioco nel dipingere la figura del segretario come quella di un leader vagamente isolato nel suo partito, e nel farlo ha citato Morando, recente interlocutore di Tremonti a Ballarò. Tanto innocuo è stato Morando in quel frangente che Berlusconi si è rivolto direttamente a Massimo Giannini piuttosto che all’esponente Pd, di fatto ignorandone il ruolo. I tempi in cui Bersani correva televisivamente a destra e a manca per tamponare le falle in materia d’economia dei ministri ombra di veltroniana memoria non sono molto lontani. Solo che adesso il segretario è lui.

[da il riformista, leggi tutto sul blog di diego]

Il Pd sfonnato ma wireless (il paese invece sta là)

E’ on line la cinquantaseiesima puntata di Tolleranza Zoro, l’ultima di questa stagione (Parla con me va in pausa estiva). Come s’accomiata e saluta Diego sul suo blog: “Di un anno passato, forse invano forse no, di bilanci e riassunti, di assemblee e tempi lunghi, di sacrifici e dita negli occhi, di voglia di buttarsi, di sogni, incubi e risvegli, in questo paese qua”. La versione, che ha anche un sintesi velocissima di un anno intero di tolleranze, è di un minuto e mezzo circa più lungo rispetto a quanto andato in onda (è la parte del mariniano, chicca per i fan).

Un docufilm di Santoro e Veltroni e abbiamo risolto

Caro Zoro, cosa ne pensi del caso Santoro? Secondo te si è piegato a Berlusconi, come dice Repubblica, oppure no?Circolo Pd Lucio Presta

Per quanto immaginare uno come Santoro facente parte della stessa categoria (e quindi incastonato nelle stesse logiche di mercato) di Bonolis o di Simona Ventura possa far impressione a chi un mese fa circa partecipò da spettatore e da piccolo finanziatore a Raiperunanotte, così è. Sulle cifre spifferate dai media non saprei cosa dire, anche perché intuisco la differenza che può passare tra centomila euro e un milione, meno quella che passerebbe tra un milione e dieci.
Dare un giudizio oggi mi sembra affrettato, almeno fino al momento in cui non si conosceranno i programmi (personali ed eventualmente televisivi) futuri di Santoro. Al momento, di certo, ci sono tre soggetti contenti e uno scontento.
Tra i primi tre c’è la politica che di Anno Zero avrebbe fatto volentieri a meno da tempo, tanto di destra quanto di sinistra, che vede il principale programma d’approfondimento giornalistico televisivo ritirarsi dalla lotta. Altro felice non protagonista, ma sempre presente, è Mediaset, che vede la Rai privarsi di un programma senza rivali. Infine c’è Santoro, che lascia a tasche piene.
L’unico scontento, l’unico che può incazzarsi, come concesso dallo stesso conduttore, è il pubblico che in lui e nel suo programma ha visto, ingenunamente o meno, un opinion leader e un baluardo d’opposizione. E’ a loro che Santoro dovrà offrire qualcosa di uguale o migliore di Anno Zero, qualcosa di altrettanto credibile, efficace qualitativamente e quantitativamente, fastidioso e magari pure dichiaratamente fazioso nonché professionalmente all’altezza. Con tutta la fiducia possibile nei nuovi media, non mi sembra impresa realizzabile nei tempi brevissimi che la gravità del momento richiede.

[dal riformista, leggi tutto sul blog di diego]

Ciao Zoro, cosa ne pensi della riunione di Area Democratica che si è svolta a Cortona?Circolo Pd Lorenzo Cherubini

Non c’ero, ma dalle cronache lette e dalle immagini viste, la minoranza del partito non mi pare godere di miglior salute della pur affannata maggioranza bersaniana.
Quella che, in quanto minoranza, avrebbe ogni convenienza ad apparire più compatta della maggioranza, ha invece alternato toni critici ma formalmente pacati e costruttivi (Franceschini o Marini) ad accuse nette e pesanti ai limiti dello scissionismo (Castagnetti o Fioroni). Il tutto è avvenuto sotto l’ala del grande ritorno veltroniano, più minaccia che promessa, più vendetta che proposta. L’impressione parziale dedotta da web e giornali è che la minoranza Pd ospiti a sua volta troppe minoranze di se stessa per poter pesare concretamente nel partito al fine di correggerne storture di linea o di forma. Detto ciò, non sarebbe molto coerente da parte della maggioranza bersaniana bollare ogni attività di Area Democratica come “cazzata”, se è vero come è vero che su un’altra minoranza, quella finiana, si sta confidando come grimaldello ultimo per scardinare la roccaforte berlusconiana.
Tra l’altro, essendo il Pd minoranza nel paese, negare le potenzialità costruttive di una minoranza qualsiasi, sarebbe un po’ come negare se stessi.
Ciò che continua ingenuamente a stupirmi tuttavia, non è tanto che ci sia una minoranza che si organizza per stimolare e sterzare l’azione della maggioranza, quanto che da sei mesi ad oggi maggioranza e minoranza nel partito siano rimaste le stesse, identiche, immutabili. Da una parte Veltroni e Franceschini, dall’altra Bersani e D’Alema (con buona pace di Marino che se aveva poco spazio di manovra e visibilità da candidato, difficilmente potrebbe averne ora). Non s’è rimescolato niente o quasi. Nelle dinamiche Pd, l’appartenenza di corrente sembra essere la cosa più coerente.

[Dal riformista, leggi tutto sul blog di diego]

Pellegrinaggio

Cinquantacinquesima (e penultima stagionale) puntata di Tolleranza Zoro, dedicata ad un pallone, che rotola e sospira – e non solo. Ecco come la presenta Diego sul suo blog: “Di Roma e cose che non succedono, di viaggi e fede, di speranze in trasferta e treni persi, di calcio e politica, di segnali e buoni propositi, de tanta e tanta gente che continua a sospirà”. Il video è di circa un minuto più lungo di quello andato in onda a Parla con Me – con il “cameo” dei dui zori sdoppiati in un format che è invece monologhista e unicamente giallorosso.

A nonnè, sei finito

La cinquantaquattresima puntata di Tolleranza Zoro (di qualche secondo più lunga di quella andata in onda a Parla Con Me) la presenta Diego sul suo blog: “Di D’Alema e Totti, di Veltroni, acrobati e clown, di gente che sbrocca, provocazioni e minoranze, di Titanic e detti greci, per non affondare”.

Mani in faccia

La cinquantatreesima puntata di Tolleranza Zoro, in cui si parladi Fini e Berlusconi, di Bocchino, di leader e parole, di partigiani e camerati, di liberazione e resistenza, per resistere ancora, ognuno come può“. Di qualche minuto più lungo di quello andato in onda.

Circolo Pd Anche I Segretari Nel Loro Piccolo S’Incazzano

Caro Zoro, cosa ne pensi della partecipazione di Bersani all’ultima puntata di Anno Zero? Sai che mio cugino m’ha telefonato entusiasta ed emozionato come se avesse visto gli Ufo attraversargli il cielo?Circolo Pd Anche I Segretari Nel Loro Piccolo S’Incazzano

E’ stato un bagliore improvviso nello zapping tra Santoro all’Asinara e Aquilani ad Anfield Road. Poi l’editoriale di Travaglio, pieno di quel niente di nuovo sui difetti di linea e comunicazione del Pd al quale quasi mai si risponde, il tutto al cospetto del segretario che sembrava destinato a lasciarci abbacchiati e rassegnati davanti alla tv, senza speranza di riscatto alcuno, consegnati alla rituale presa per il culo del giorno dopo. E invece no. Non si sa se per il tono travagliesco o per l’infelice uscita della Innocenzi che all’Asinara si faceva interprete a cazzo del pensiero di Bersani, Giggi è sbottato. Niente metafore (o quasi), tono deciso, parole comprensibili anche se pronunciate a tratti con voce tremante per l’incazzatura, rivendicazione del proprio ruolo e di quanto fatto in Parlamento e nei luoghi di lavoro, pretesa di rispetto, competenza sul pezzo (riconosciuta anche più tardi dai lavoratori dell’Asinara) e domande precise (rimaste senza risposta) ai giornalisti in studio accusati di fregarsene del lavoro del Pd, per lo più ignorandolo. Resta da approfondire il perché di tutte le cose fatte e raccontate da Bersani e dal Pd si sappia così poco, e non può essere solo un problema di monopoli televisivi.
E’ stato comunque tutto molto bello: la migliore apparizione televisiva di Bersani segretario, l’ammissione di Santoro (”ci è piaciuto questo momento”), la faccia di Travaglio, i commenti al telefono e online di amici e parenti, tali e quali a quelli di chi vede passare un Ufo sulle proprie teste. Un evento raro, rarissimo per come siamo abituati. Roba da augurarsi un’invasione di marziani, che di questi tempi non può far altro che bene.

[da il Riformista, leggi tutto sul blog di diego]

Che pizze da pazzi

Caro Zoro, hai visto che stracci che volano nel Pdl? Hai visto che se stanno a scioglie come neve al sole? Hai visto che grande il compagno Fini?Circolo Pd Un Predellino Per Due

Che volino stracci è evidente, che si stiano sciogliendo come neve al sole già meno, staremo a vedere. Di certo c’è che i tempi del Pdl sono sempre più veloci di quelli del Pd. Ci vantammo molto di aver incasinato e rimescolato il quadro politico con la nascita del Pd e il matrimonio Pd-Margherita costringendo i principali rappresentanti dello schieramento a noi avverso a sposarsi a loro volta in un unico partito. Ciononostante il vantaggio competitivo maturato non si è mai tramutato in vantaggio elettorale e gran parte dell’elettorato, di fatto, non hai mai apprezzato l’intuizione originale quanto i fondatori del Pd.
Quel predellino su cui è stato celebrata l’unione che ci governa, in questi mesi è sembrato impertinentemente più solido di tutti i congressi Pd, poi, dopo insistite e terribili sollecitazioni che minacciavano e rimandavano il cedimento strutturale, nel bel mezzo di un pranzo s’è spezzato.
Non vorrei che anche il trauma della separazione Pdl venisse apprezzato dagli elettori come più rapido, indolore e orgoglioso della lenta agonia che ha accompagnato il saluto di Rutelli.

(numero 87, da il Riformista, il resto sul blog di Diego)

E una settimana dopo…

Caro Zoro, hai visto che frizzi e che lazzi, che sveglie e che schiaffi, che pizze da pazzi che si sono tirati Berlusconi e Fini? Ti sei divertito vero? E adesso? Che ne sarà di noi?Circolo Pd Sotto Bocchino

Viste le immagini, a causa di quella tanto indubbia quanto inammissibile e difficilmente inaccettabile soggezione culturale che spinge buona parte di chi vota e pensa a sinistra verso l’impotente rassegnazione, mi sono detto: “quanto sono bravi questi”. Immediatamente, come tutti, ho pensato a D’Alema e Veltroni, ma anche a Rutelli e Bersani, o a Prodi e Veltroni, via via fino a La Torre e Franceschini, fino a Binetti e Marino, e perché non Civati e Serracchiani. Uno scazzo pubblico e onesto, nazionale, popolare e quindi a favor di telecamera, palese e manifesto, sfrondato di dietrologie e retroscenismi, chiaro, piatto, semplice, comprensibile, mimica facciale e gestualità da bar incluse. Quanto ci avrebbe fatto bene? Veltroni che parla e D’Alema che molla l’origami e con l’indice puntato gli inveisce contro, o viceversa. Quanto sarebbe stato liberatorio per tutti, protagonisti per primi? Invece niente, tutte le fortune a loro, anche quando non ne hanno bisogno. Giovedì ho improvvisamente avuto la sensazione che anche stavolta ci abbiano fregato, che, come titola il Manifesto, per estremo paradosso della comunicazione, il Partito più democratico di tutti, quello che fa del dissenso interno un evento mediatico degno di dibattito alla macchinetta del caffè o dal parrucchiere, risulti essere il Pdl.
Però lo so, di pessimismo si può morire, e quindi ottimisticamente tifo affinché il compagno Fini incastri permanentemente il suo manganello tra le ruote della macchina col predellino scaraventando il Pdl fuori strada. Ci spero, ovvio.
Tifo per la crisi di governo, per la caduta di Silvio, per l’esplosione di Granata, per un Pdl sotto Bocchino. Tifo per tutto questo, come se tutto questo sia sufficiente a far tornare la sinistra al governo. Che la soddisfazione del mio tifo possa portare un leghista alla Presidenza del Consiglio, Berlusconi al Quirinale e Fini a capo dell’opposizione, è solo uno dei tanti possibili effetti collaterali. Forse, al momento, il più probabile.

(numero 88, da il Riformista, il resto sul blog di Diego)

Il badante

Cinquantaduesima puntata di Tolleranza Zoro, su Youtube in una versione leggermente più lunga rispetto a quella andata in onda a Parla Con Me. La presenta Diego sul suo brand new blog: “Di riforme e controriforme, di Emergency e Frattini, di Prodi e Giggi, di bozze e bozzi, di sconfitte e vittorie, a turno unico e doppio, pensando al prossimo”

Circolo Pd Primavera Nove Contro Undici Co Na Gamba Sola E Il Braccio Teso

Ieri ti ho visto a Piazza Vittorio alla festa della Polverini. Che impressione t’ha fatto?Circolo Pd Primavera Nove Contro Undici Co Na Gamba Sola E Il Braccio Teso

Per perversione personale mal dissimulata da lavoro, dopo aver assistito ai bagordi di Piazza del Popolo, sono stato pure a Piazza Vittorio, dove lo stato maggiore della destra romana aveva deciso di rifesteggiarsi con vigore e gratitudine. Lo striscione a caratteri fasci “Benvenuta a Casa Pound” affisso su un palazzo all’ingresso della piazza era il più ossequioso dei saluti romani che Renata potesse ricevere, l’innesto nel territorio poteva iniziare.
Nonostante le metafore usate dagli oratori per descrivere la vittoria dei senza lista contro gli antidemocratici fan del panino sembrino non finire mai, alcuni luogotenenti del Pdl laziale scandivano minacciosi che un casino del genere non deve accadere mai più; per tutta risposta Gasparri prometteva loro e al suo pubblico che d’ora in poi della presentazione delle liste se ne occuperà lui personalmente (e il pubblico, non si capisce bene rassicurato da cosa, applaudiva). La Polverini, ormai definitivamente trasformata nel capopopolo che nessuno, soprattutto tra i suoi, pensava che fosse, minacciava la giunta uscente di rivelare le grandi porcherie d’appalti e consulenze e impicci vari compiute nell’ultima settimana di campagna elettorale, e tanto è bastato per scaldare gli animi di tutti (pure i miei, che aspetto curioso di sapere).
Dopo averla vista tracannare champagne per l’ennesima volta, il rado pubblico militante e il folto pubblico occasionale si sono disciplinatamente messi in fila ai due tendoni (o gazebo) predisposti per la cena. Mentre un pretenzioso ensemble jazz suonava al cospetto di sedie ormai vuote, porchetta, vino e pasta fredda passavano di mano in mano, di vecchio in vecchio, di senegalese in pakistano. Pensare alle feste dell’Unità è stato un attimo, poco consolatorio, molto inquietante.

[Da Il Riformista, tutto completo sul blog di Diego]

Circolo Pd Torino Capitale

Ciao Zoro, cosa ne pensi delle accuse della Bonino a parte di Pd che non l’avrebbe sostenuta?Circolo Pd Torino Capitale

Nel Lazio la Bonino ha perso con una differenza di circa 70mila voti, che non sono un palo al 95esimo, come ha detto Bersani, ma persone in carne e ossa, come ha detto la Polverini. 70mila però non è neanche una differenza incolmabile, a volerla colmare. Ecco perché le prime abbozzate polemiche di questi giorni tra la Bonino che rimprovera parte del Pd di non aver creduto nella sua candidatura, e parte del Pd che la taccia di eccesso di ombelichismo radicale, penso siano tanto spiacevoli quanto fondate. Detto più volte delle colpevoli indecisioni del Pd nella scelta del candidato prima, della convinzione mostrata poi da alcuni nel sostenere la Bonino, e del tardivo avvio della campagna elettorale vera e propria, un aneddoto sulla Bonino può spiegare alcune cose. Mercoledì scorso, a 48 ore dalla chiusura di una delle campagne elettorali più incerte e polemiche degli ultimi tempi, la mia signora passeggiava con la sua scolaresca in gita per le strade di Torino. All’improvviso si è imbattuta in un comizio, e per quella vocazione alla condivisione della sofferenza tipica di chi per qualche motivo si considera di sinistra, mi ha chiamato per farmi sentire la voce del comiziante. Non era Cota che si radicava nel territorio, e non era neanche la Bresso che sradicava Cota dal territorio. Era Emma Bonino, che in quel cruciale momento e con le responsabilità che una gran parte di elettorato di una regione diversa dal Piemonte le aveva dato candidandola, si giocava le sue ultime chance di radicamento nel Lazio facendo campagna elettorale per la lista Bonino Pannella in Piemonte. Di mercoledì. Ecco, quando perdi per 70mila voti sei inevitabilmente portato a pensare che battendo qualche piazza in più si sarebbero potute cambiare le sorti di queste sventurate elezioni. Purché le piazze fossero nel Lazio e l’obiettivo fosse la vittoria di una coalizione e non la sopravvivenza di una lista.

[Da Il Riformista, continua sul blog di Diego]

Il popolo è femmina

E’ caricato su YouTube (in due parti: parte uno e parte due) la cinquantunesima puntata di Tolleranza Zoro, questa volta inevitabilmente, una volta fuori dalle limitazioni della par condicio, ad analizzare il voto, i risultati, le future strategie a partire dal voto regionale. Ecco come Diego introduce il doppio video sul suo blog: “Di regioni che vanno e regioni che non vengono, di Polverini e gladiatori, di piazze e di comitati, di vittorie annunciate e sconfitte percepite, di la Pdl e il Lega, di tre anni senza elezioni, con la speranza di non perdere lo stesso”.

Riportiamo anche una precisazione doverosa circa il video

Prima di scrivere “buona visione”, una precisazione. In una scena della seconda parte si vede Marco Travaglio piuttosto irritato dal lavoro di un microfonista nei pressi del suo orecchio. L’immagine mi pareva potesse dare una chiave di lettura diversa al tormentone “Santoro e Travaglio fanno perdere voti alla sinistra”, svincolandolo dall’attività giornalistica per proporlo in un’inaspettata situazione di interazione col prossimo. Ecco, ho appena saputo che Travaglio ha di recente avuto problemi di natura medica con le orecchie tali da giustificare l’insofferenza di quel momento. L’avessi saputo probabilmente avrei omesso la scena. Ma ormai è tardi, e tant’è.

parte 1

parte 2

T.E.R.R.E.M.O.T.O.

Numero tondo per Tolleranza Zoro. Cinquantesima puntata che la par condicio ha portato a L’Aquila, antica e nuova – come scrive Diego sul suo blog – tra “case e piazze e macerie e carriole e secchielli, di centro storico e commerciale, di acronimi e lettere, di rotonde e clown, di risate che uccidono un’altra volta e di voglia di tornare a ridere, come persone normali, una vita normale”. La versione caricata – con qualche difficoltà musicale – su YouTube è molto più lunga (circa 13 minuti) di quella andata in onda a Parla Con Me, ed è in due parti (prima e seconda). Altre informazioni e ringraziamenti sul post “ufficiale”.

Terremotosto – Prima parte

Terremotosto – Seconda parte

Circolo Pd Raipertuttelenotti

Ciao Zoro, ti ho visto a Bologna. Che impressione hai avuto della serata al Pala Dozza? A che porterà tutto ciò?Circolo Pd Raipertuttelenotti

Una manifestazione di chiusura di campagna elettorale così, come quella svoltasi giovedì sera al Pala Dozza, non s’era mai vista. Perché questo è stato Raiperunanotte, l’ennesimo momento catartico in cui il più frastagliato dei popoli della sinistra mondiale ha trovato il suo milionesimo luogo di condivisione collettiva di sfighe, speranze e miti, affidandosi ad un valoroso gruppo di giornalisti che per necessità e virtù si ritrova, chi volente, chi nolente, a svestire i panni del giornalista per mettere quelli del leader politico. Perché se una cosa appare ormai certa è che oggi, dati cause e pretesti, fare il giornalista “politico” semplice, ma forse il giornalista semplice in generale, pare non essere più possibile. O sei leccaculo, si considerava giovedì a tarda notte tra i tavoli della redazione giustamente brindante e contenta per l’esito della serata, o diventi leader d’opposizione, spesso sia al governo che all’opposizione stessa.
Ad Anno Zero hanno scelto da tempo quale approccio avere, la scelta giovedì è diventata a tutti gli effetti discesa in campo, e il popolo di Anno Zero evocato nella preghiera finale, quel popolo che è stato anche un po’ viola, un po’ grillino, un po’ piddino, un po’ rifondarolo, un po’ verde, un po’ dei valori, un po’ vendoliano, un po’ astensionista, un po’ gruppettaro e un po’ centro sociale, per una notte ha mostrato ancora di volersi unire, al Pala Dozza, in piazza, davanti alla tv, davanti al computer. E’ stato questo l’inizio della rivoluzione auspicata da Monicelli nell’intervista andata in onda durante il programma? E come si fa, pure a volerla fare, una rivoluzione? E’ arrivato il momento di “smurare”, o la rivoluzione si può ancora fare semplicemente andando a votare (ipotesi nella quale ingenuamente continuo a credere)? Cosa significhi elettoralmente parlando tutto ciò, sarà più chiaro tra poche ore.

[Da il Riformista, leggi integralmente sul blog di diego]

Manco coglione se può di’? Ennò, metti che qualcuno se riconosce

La 49esima puntata di Tolleranza Zoro, in piena par condicio – tra volti che non si vedono e parole che non si dicono, la sintesi degli ultimi giorni politici (in una versione di circa tre minuti più lunga di quella andata in onda su Rai Tre a Parla con Me). Scrive Diego sul suo blog: “Di forma e sostanza, di viola e giallo, di par condicio e interpretazioni, di decreti, liste e panini, sregolati e spiazzati verso il voto, senza possibilità di ricorso alcuno“.

Circolo Pd Niccolò Ammaniti (questa arriva dopo un po’)

Diego, Berlusconi con la conferenza stampa a difesa del pastrocchio liste è ufficialmente sceso in campo nel Lazio. Io ho paura. - Circolo Pd Niccolò Ammaniti

Pure io, un bel po’, ma non tanto dell’esito elettorale in sé che fino a poche settimane fa davo per scontato in negativo (ma che al momento, inutile negarlo, per quanto concerne il Lazio vede il centrosinistra nell’atto di tirare un rigore a porta vuota), quanto di quello che precederà quell’esito, di come ci arriveremo, sopportando cosa, a quale prezzo.
Berlusconi sul Lazio ci sta mettendo la faccia e quando lo fa, è cosa nota, per raggiungere l’obiettivo è pronto a tutto. Per esempio, il fatto che sia lui in prima persona a gestire i travasi di voti di preferenza dalla lista bocciata a quelle superstiti, scoperchia una ridda di ipotesi su abbinamenti, compensi e risarcimenti agli esclusi da far spavento. Il verbale declamato in conferenza stampa sui presunti soprusi subiti da Milioni e socio da parte di radicali, forze dell’ordine e magistrati al momento della consegna delle liste, fa ridere per qualche secondo, ma gela subito dopo, soprattutto quando dice “questa è la verità dei fatti”, “democrazie popolari comuniste”, “daremo una lezione alla sinistra”, ecc. ecc.
Non è vero, come dice Bersani, che il partito del predellino al primo curvone ha sbandato. E’ vero però che lo scontro di piazze non s’era mai visto prima, e che se per il 13 marzo più d’un parlamentare del centrosinistra sembrerebbe propenso a defilarsi per impegni inderogabili, Berlusconi ha già precettato tutti i suoi con una lettera ad hoc che non ammette assenze. Se si è arrivati a tanto, anche se ci siamo abituati a tutto e siamo sempre pronti ad abituarci al peggio, aver paura è indice di vitalità.

[su Il Riformista, anche sul blog di Diego]

La creatività autar…che?

Grazie a Maurizio Boscarol che per Apogeonline ha scritto una intervista a due dajisti che son rimasti col cerino più piccolo e hanno provato a raccontare cosa è stato, cosa rimane e cosa può sempre ridestarsi – sopito sotto la cenere digitale – della gloriosa Fondazione qui presente. Che pur moscetta è pur sempre e appunto una specie di spaventapasseri, che alla prima cazzata o colpo d’ala che gli gira magicamente potrebbe ridestarsi.

LEGGI: La creatività autarchica della Fondazione Daje

Microdaje del 02/03/10

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L’intervista del momento? Quella finta di Libero a Roth. Finché non è uscita quella vera di Apogeo alla Fondaje http://tinyurl.com/yfdhwtz [FondazioneDaje]

Sono solo canzonette

La quarantottesima puntata di Tolleranza Zoro parla di “Festival e Dopofestival, di Pd e nazionalpopolare, di giovani dentro e giovani fuori, di animatori e passerelle, di ricchi e poveri, di canzoni e dibattito, di principi e amici, suonando con il paese reale, nella speranza di non stonare“. Una versione monstre, una specie di piccolo documentario, spezzato in tre parti: prima parte, seconda parte, terza parte.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

Circolo Pd giovani fuori. Flash mob o volantinaggio?

Caro Zoro, di ritorno da Sanremo, mi sapresti dire quali sono state secondo te le iniziative politicamente più azzeccate del Pd, dato il contesto?Circolo Pd Giovani Fuori

Ragionare col senno di poi è sempre più semplice, ma stavolta, anche e soprattutto sul momento, farsi un’idea di cosa stesse funzionando e cosa invece incidesse meno, era particolarmente evidente. Quanto dalle sensazioni diffuse riscontrate in loco sia destinato a rimanere come monito per prossimi salutari bagni nazionalpopolari non si sa, ma non appuntarsi a mo’ di benefica eccezione l’orgogliosa performance dei Giovani Democratici in quel del Ponente Ligure, sarebbe miope bullismo. La testimonianza sanremese di quell’organizzazione politica che in un recente passato ha seriamente rischiato di chiamarsi Young Democrats, si è così caratterizzata: pregni e poco affollati dibattiti pomeridiani nello spazio del Dopofestival (spazio logisticamente distante dal “business core” della vita sanremese e come tale irraggiungibile occasionalmente dal turismo festivaliero), e attività collaterali volte a mischiare caciara e fiera propaganda nel resto della giornata, in città, gomito a gomito con fan del Principe e dei Tokio Hotel, stampa e tv. Ciò che qualche innovatore della comunicazione potrebbe chiamare “flash mob” e qualcun altro potrebbe riduttivamente definire “volantinaggio”, è stato uno dei momenti più significativi della mia personale tre giorni. Distribuire fiori e volantini contro la crisi accompagnati da una marching band di fiati o da una mandria di percussionisti brasiliandi di Poggibonsi è stato tanto rumoroso e fastidioso per l’istituzione canora (con grandi momenti d’orgoglio quando il panico percussionistico ha di fatto impedito a suon di musica le dirette da Sanremo di Radio2, Radio Norba e Rtl compresenti nello stesso piazzale) quanto sano e fertile per il famoso bagno nel nazionalpopolare e nel diverso da sé auspicato da Bersani. Finire nei tg della sera, nelle cronache di giornata e nelle tasche dei passanti (sperando di alloggiare anche nei loro pensieri presenti e futuri) non è mai stato così semplice.

[Da la Posta di Zoro, su Il riformista, anche sul blog di Diego]